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Lo staff Tutti gli artisti ed i tecnici dell'Ora dell'Ombra Rossa
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Portfolio Alcune immagini fermate durante la lavorazione
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Multimedia Materiale audio e video del disco
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Oltre il disco Questo progetto non è fatto di sola musica

Rassegna stampa

RAI INTERNATIONAL con Paolo De Bernardin

Pubblico la serata di NOTTURNO ITALIANO del 21 dicembre, condotta dall'amico Paolo De Bernardin , in cui abbiamo presentato il disco L'ORA DELL'OMBRA ROSSA.

Sostenete NOTTURNO ITALIANO, perché potrebbe chiudere!!!!

Prima parte
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Seconda parte
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L'ORA DELL'OMBRA ROSSA (JAM/ DIC 2011)

di ROBERTO CASELLI

Bonaveri Germano su JAM"I tarocchi, come metafora dell'attuale realtà sociale, del cantautore metalmeccanico"

Un concept album sugli arcani maggiori? Sì, ma con un'elaborazione simbolica particolare e contestualizzata alla nostra realtà sociale, questo è L'Ora dell'Ombra Rossa, terzo lavoro di Germano Bonaveri. Già la dedica, da cantautore metalmeccanico, alla FIOM e al suo leader Maurizio Landini, ma in realtà "a tutti coloro che lottano contro la vergogna di questo sistema immorale" la dice lunga su ciò che ha convinto Bonaveri a scrivere queste canzoni. Ogni arcano trova una perfetta tipologia sociale a cui essere dedicato e l'artista bolognese lo fa con durezza, ma anche con talento. Trova le giuste  musiche da abbinare ai testi e poichè questi ultimi sono fortemente caratterizzati, la sua consueta vena melodica si fa contaminare dal rock, un rock a volte dall'impatto formidabile, altre volte che lascia il posto ad accenni di hip-hop. E' bravo Bonaveri a scegliere le giuste metafore e a comporre canzoni importanti non solo per le cose che dice, ma anche per la forma lessicale e letteraria che usa. E poi il timbro affascinante della voce che accompagna tutto il disco e lo rende ulteriormente godibile fa il resto. Sfilano così il Bagatto che rappresenta tutti i conformisti che preferiscono adattarsi al sistema per non rischiare colpi di vento, L'Appeso che invece comprende quella schiera di gente disposta al sacrificio pur di ricevere in cambio l'accettazione nel sistema, e poi via via l'Imperatore, il Diavolo, gli Amanti, la Giustizia, fino ad arrivare al Matto, l'unico che si salva perchè "non ha nè numero nè indirizzo". Davvero un bel lavoro. (****)

http://www.jamonline.it/pages/rivista.aspx?item_id=1535&ultimo=1

Bonaveri: L'ORA DELL'OMBRA ROSSA

di Davide Vedovelli

cd_thumbBonaveri nasce nel 1968 a Bologna. Il suo stile di scrittura si interseca e si determina con lo studio della filosofia e dell’alchimia. Il suo fare musica si configura da sempre come una necessità esistenziale ed i suoi testi spesso rispecchiano tale condizione, intento com’è ad indagare nelle pieghe del quotidiano vivere.
Nel 2001 decide di dar corpo al suo progetto di cantautore, ed insieme a Luigi Bruno fonda il gruppo Resto Mancha, alla fine del 2006 Bonaveri inizia la collaborazione con Beppe Quirici ed affida a lui la produzione artistica del nuovo album, “Magnifico”, anch’esso con la produzione esecutiva di Parole & Musica (tra i musicisti ricordiamo Beppe Quirici, Mario Arcari, Elio Rivagli).
Il disco lo porta ad essere tra i finalisti del Premio Tenco 2007 e all’esibizione sul palco dell’Ariston affiancato dallo stesso Quirici e da Armando Corsi. (Bio ufficiale).
L'ultimo lavoro di Bonaveri si chiama “L'ora dell'ombra rossa”. Sta a metà tra il cantautorato impegnato ed il Rock. Che piace è la voce, la rabbia e la forza che Germano Bonavieri mette nelle sue canzoni.
Lo stile ricorda i vecchi cantautori francesi, ma con nuova forza e vigore. E' un disco incalzante, che vien voglia di ascoltarlo fino alla fine. L'impatto musicale è notevole e ben arrangiato. Ogni canzone si ispira, nel titolo e nel concetto, ad un tarocco. Ascoltando attentamente i testi si legge un viaggio interiore che Bonavieri ha fatto nello scrivere questo disco. Le canzoni fanno parte di un “concept” ben preciso, e vanno a delineare un progetto musicale ben definito.
Non cerca nuove strade, ma percorre bene quelle già tracciate. Agli amanti del genere piace sicuramente.
Ora resta l'esibizione live...che non ho ancor avuto il piacere di gustarmi. Ma guardando i video sul sito promette decisamente bene.

L’ORA DELL’OMBRA ROSSA

•LE BATELEUR
•LE PENDU
•L’EMPEREUR
•LE DIABLE
•LE CHARIOT
•LAMOUREUX
•LA JUSTICE
•LA ROUE DE FORTUNE
•LE MAT
•XIII
•L’HERMITE

Disco della settimana su L'ISOLA CHE NON C'ERA

di Alberto Bazzurro

Alberto BazzurroDisco complesso, quest’ultimo del quarantatreenne cantautore bolognese, evidentemente calato in una fase di particolare fervore creativo. Disco che suggerisce, induce, diverse chiavi di lettura. La dicotomia più evidente è tra passato e presente, simbolo e realtà, metafora e denuncia. E già qui, di fatto, ci poniamo su sei diversi piani prospettici, perché ogni diade differisce in qualcosa dalle altre: da un lato, comunque, ancestralità, misticismo, storia mista a leggenda, esoterismo (il codice simbolico evocato è con tutta evidenza quello dei tarocchi), dall’altro la volontà di utilizzare questo intricato coacervo di “segni” per far passare, più o meno filtrato, qualcosa (molto) sull’oggi, su questa (post)modernità che stiamo vivendo/attraversando magari senza riconoscervisi fino in fondo.

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L'ORA DELL'OMBRA ROSSA (Il Mucchio N°689)

bonaveri su IL MUCCHIO

(di Federico Guglielmi)

Per pubblicare con tutti i crismi (ricca confezione digipak pieghevole più libretto), quello che è il suo quarto album in assoluto e il terzo di un percorso a proprio nome avviato con Magnifico (2007) e proseguito con Città Invisibili (2010), Germano Boanveri non si è nemmeno preso la briga di inventarsi una pseudo-etichetta. A contare sono le canzoni e le undici qui messe in fila dal musicista bolognese, ciascuna idealmente legata a una carta dei Tarocchi di Marsiglia, parlano da sole, con il ricercato eclettismo delle soluzioni strumentali e con la preganza delle parole - esplicito e imbevuto di cultura, ma mai retorico, il messaggio sociale - interpretate con un'enfasi in linea con la teatralità dell'insieme. Un appassionato, avvincente esempio di cantautorato 'alto', sospeso fra rock, folk, e "classicità": qualcuno lo riterrà magari troppo concettuale e un pò bizantino, ma sullo spessore non c'è nulla da discutere.

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